Carlo Perfetti e la “Riabilitazione Neurocognitiva”

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È venuto a mancare poche settimane fa il Dottor Carlo Perfetti medico chirurgo, neuropsichiatra, Riabilitatore e Ricercatore di fama internazionale che ha dato vita alla teoria e pratica riabilitativa neurocognitiva.

La Teoria Neurocognitiva, ideata dal Prof. Carlo Cesare Perfetti negli anni ’70, si occupa e studia il recupero dell’organizzazione motoria nei soggetti colpiti da patologie neurologiche di origine centrale o periferica, sindromi dolorose, patologie degenerative e muscolo-scheletriche.

Questa teoria sostiene che, il corpo e la mente lavorino in modo unitario e integrato al fine di giungere al movimento completo e quindi riportando il paziente allo svolgimento del movimento ottimale.

Cos’è la Riabilitazione neurocognitiva…

La riabilitazione neurocognitiva è un approccio riabilitativo nuovo, che tiene conto dei contributi delle Scienze di base e di una visione olistica dell’Uomo. La Riabilitazione è vista non più solo come miglioramento delle capacità contrattili del muscolo ma come una esperienza di apprendimento in condizioni patologiche, pertanto il sapere riabilitativo non può non tener conto che “chi si muove ha uno scopo, sta attento a determinate cose, ha già vissuto certe esperienze, e che tutto questo è determinante per l’organizzazione del movimento a tutti i livelli, dal muscolo alla corteccia cerebrale”. La riabilitazione deve tener conto di processi cognitivi quali linguaggio, attenzione, memoria, capacità di anticipazione, la cui elaborazione costituisce la base della conoscenza, intesa come una interazione dell’uomo che agisce con il mondo per soddisfare determinate necessità biologiche o cognitive.

Il presupposto fondamentale della Riabilitazione Neurocognitiva è che “i processi della conoscenza possano modificare la struttura biologica dell’uomo e il suo agire, possano cioè influire sulla persona nella sua interezza”. La patologia in generale (e quella neurologica in particolare) disgrega l’unità mente-corpo anche in maniera grave, con la conseguenza per il soggetto di perdere la capacità di riconoscersi nel suo corpo, disconoscendone parti indispensabili per interagire col mondo.

L’ipotesi di studio originaria e originale della Teoria Neurocognitiva è dunque la qualità del recupero, sia quello spontaneo sia quello guidato dal riabilitatore, dipendenti dall’attivazione dei Processi Cognitivi e dalla modalità di tale attivazione.

I principi della teoria Neurocognitiva

  1. Il corpo è una superficie recettoriale in grado di dare senso al mondo, elaborando informazioni di vario genere: tattili, cinestesiche, pressorie, visive, acustiche, di attrito, di peso, etc. L’uomo nel compiere ogni azione di vita integra tutte le diverse modalità informative che ha costruito. Le informazioni non sono già presenti nel soggetto che agisce e neppure nell’oggetto. Sono le intenzioni del soggetto che permettono di costruire un’informazione e di creare un’interazione tra soggetto e oggetto. Se, ad esempio, una certa azione richiede, in maniera specifica, una informazione tattile, il rapporto del corpo con l’oggetto, il suo intenzionarsi e la sua capacità di frammentarsi saranno diversi se, dello stesso oggetto, si ha la necessità di percepire invece la lunghezza.
  • Il movimento/azione è il mezzo per la conoscenza. Il corpo si frammenta per conoscere e la frammentazione del corpo è legata all’intenzione e alla necessità informativa. La contrazione muscolare rappresenta l’ultimo anello di un complesso processo (l’azione) messo in atto da un sistema intenzionale che interagisce con l’ambiente, secondo le proprie necessità, dando senso a questa interazione nei suoi significati fisici e relazionali.
  • Il recupero è un processo di apprendimento in condizioni patologiche. È attraverso il processo di apprendimento, ovvero dell’attivazione, con determinate modalità, di processi cognitivi quali la percezione, l’attenzione, la memoria, l’immagine motoria, la risoluzione di problemi che avvengono le modificazioni biologiche plastiche a livello del sistema nervoso centrale. Nel caso del soggetto sano si parla di apprendimento, nel soggetto con patologia si parla di recupero.

I tre capi saldi di questa pratica riabilitativa sono:

  • Il corpo come superficie recettoriale somestesica;
  • Il movimento come mezzo per la conoscenza;
  • La riabilitazione come apprendimento in condizioni patologiche.

Questa metodica riabilitativa ha elaborato diverse metodiche di trattamento a seconda delle esigenze e dei segni e sintomi del paziente, ad esempio per il trattamento dell’ipertono, del neglet ecc…

Si basa sull’apprendimento motorio cioè la capacità di apprendere o riapprendere un movimento, un gesto, uno schema motorio come può essere ad esempio il cammino, all’inizio sembra difficile camminare poi con il tempo e la pratica diventa automatico e camminiamo senza pensare a come si muove il piede, il ginocchio, l’anca e così via per tutti i movimenti del corpo.

Dopo una lesione certamente è più difficile, i sistemi sono stati danneggiati, ma l’apprendimento motorio così come l’apprendimento generale E’ SEMPRE POSSIBILE finché abbiamo vita.

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