Overuse syndrome

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Le patologie da sovraccarico sportivo nel bambino e adolescente

(Overuse syndrome)

Ogni settimana un numero sempre crescente di giovani atleti, fra i 6 e i 18 anni, prendono parte a competizioni sportive. Sfortunatamente insieme al numero di partecipanti sta crescendo anche il numero di infortuni legati al sovraccarico sportivo che attualmente rappresentano il 50% sul totale degli infortuni sportivi in età pediatrica.

Per capire di cosa si tratta dobbiamo specificare che l’apparato scheletrico dei bambini è molto diverso da quello di un adulto: alla nascita infatti le ossa sono composte quasi esclusivamente da cartilagine che progressivamente, viene sostituita dal tessuto osseo (che è più duro e resistente della cartilagine), fino ad arrivare all’età adulta in cui lo scheletro è formato esclusivamente da tessuto osseo. Alcuni di queste formazioni cartilaginee, le cartilagini di coniugazione, permettono alle ossa di crescere in lunghezza e sono quindi strutture estremamente importanti nel processo di accrescimento; altre, le cartilagini articolari, ricoprono e proteggono le articolazioni e resteranno tali anche da adulto.

Sollecitazioni ripetute nel tempo e/o troppo intense rispetto alla resistenza di uno scheletro ancora immaturo possono causare lesioni o infiammazioni del tessuto osseo o cartilagineo che sono dette osteocondrosi o osteocondriti (per indicare la fase infiammatoria della patologia) e vengono appunto classificate come patologie da sovraccarico o sindromi da overuse.

In base alla sede in cui il problema si presenta si riconoscono diversi tipi di patologie da sovraccarico ognuna delle quali ha caratteristiche peculiari. Le più comuni coinvolgono l’arto inferiore e sono:

  • Morbo di Osgood-Schlatter è la causa più comune di dolore al ginocchio nei giovani atleti. É causata da trazioni ripetute del tendine rotuleo sulla regione in cui si si inserisce sulla tibia, la tuberosità tibiale che nella fase di accrescimento è ancora ampiamente formata da cartilagine. I pazienti di solito presentano dolore e gonfiore al livello della tuberosità tibiale, che generalmente peggiora durante l’attività. La diagnosi viene fatta clinicamente, più frequentemente tra i ragazzi fra i 12 e 15 anni, senza differenze di incidenza tra maschi e femmine. Sono molti i fattori di rischio riconosciuti per questa problematica: il peso, la debolezza del quadricipite, e gli  accorciamenti muscolari a carico sia dei muscoli flessori che dei muscoli estensori del ginocchio.
  • Morbo di Sever o apofisite calcaneare è la causa più frequente di dolore al tallone nei giovani atleti. Come le altre sindromi da overuse, sembra essere causato da microtraumi ripetuti, nel caso specifico, a carico dell’inserzione del tendine di Achille al livello del calcagno. Di solito questa condizione coincide con l’inizio di un periodo di crescita rapida del giovane paziente o di un improvviso aumento dell’attività sportiva. Clinicamente il paziente riferisce dolore durante l’attività e alla pressione sull’inserzione del tendine di Achille, ed è positivo allo squeeze test. Anche in questo caso per la diagnosi non sono necessari esami radiologici. Il trattamento è conservativo e prevede la riduzione/gestione del carico di allenamento, l’utilizzo di talloniere o calzature specifiche, lo stretching del muscolo del polpaccio, e su indicazione del Medico, una terapia farmacologica antinfiammatoria.
  • Osteocondrite dissecante è frequentemente riscontrata nel ginocchio (in particolare nella zona del condilo femorale mediale), ma può colpire anche altre articolazioni come la caviglia o il gomito. È caratterizzata da un’area di necrosi dell’osso subcondrale (quello che si trova al di sotto della cartilagine articolare) che viene evidenziata dagli esami strumentali. I pazienti lamentano dolore e limitazione funzionale all’articolazione interessata, e il trattamento prevede riposo sportivo e un programma riabilitativo di rieducazione funzionale.
  • Frattura da stress le segnaliamo perché un tempo venivano considerate rare in età pediatrica ma negli ultimi anni hanno avuto un incremento dell’incidenza. Si tratta di fratture ossee determinate dallo stress meccanico determinato da carichi ripetuti. In questi casi dopo un’accurata valutazione del giovane atleta, l’intervento riabilitativo si dovrà focalizzare sul riconoscimento e la comprensione del meccanismo traumatico in modo da modificare le forze che hanno causato la patologia.
  • Sindrome femoro-rotulea più frequente tra i 12 e i 16 anni nel sesso femminile. Il dolore è il  risultato di un cattivo scorrimento della rotula con conseguente irritazione dalla cartilagine e delle strutture . Il trattamento prevede un riequilibrio muscolare con stretching muscoli ischiocrurali, ileopsoas e rinforzo dei muscoli estensori del ginocchio e rotatori esterni dell’anca.

A seconda del tipo di sport praticato, le patologie da sovraccarico possono anche manifestarsi a carico dell’arto superiore come, per esempio, nella Little League Shoulder e Little League Elbow (che riguardano rispettivamente spalla e gomito e colpiscono atleti lanciatori), e della colonna che vanno dalla spondilolisi (interruzione della parte posteriore dell’arco vertebrale) al mal di schiena aspecifico in età pediatrica (in cui il sovrallenamento è considerato un fattore di rischio leggi qui)  

Nel bambino in fase di accrescimento gli infortuni da sovraccarico più comuni sono le osteocodrosi/osteocondriti, mentre nell’adolescente, in cui si è raggiunta o siamo più vicini alla maturità scheletrica, sono più frequenti le fratture da stress.

Il comune denominatore di tutte queste patologie è il dolore.

In età pediatrica la presenza di dolore durante l’attività sportiva non deve mai essere considerata normale. È un segnale di allarme e potrebbe indicare un sovrallenamento, che può richiedere che l’attività venga modificata, ridotta o addirittura interrotta.

Anche se non conosciamo ancora perfettamente i meccanismi patogenetici alla base di queste patologie (sembrano coinvolti sia meccanismi vascolari che traumatici e microtraumatici) c’è consenso su quelli che sono le condizioni che conducono all’instaurarsi di queste problematiche, cioè l’intensità del carico di allenamento e la specializzazione precoce dei giovani atleti.

La cultura dello sport giovanile è cambiata radicalmente negli ultimi anni. Oggi è meno comune vedere bambini giocare in gruppo senza alcuna influenza da parte degli adulti. La norma per i bambini e gli adolescenti è diventata partecipare ad attività sportive organizzate, guidati da allenatori e genitori che spesso hanno obiettivi diversi rispetto ai giovani partecipanti. È anche meno comune avere ragazzi nella scuola media o superiore che partecipano a più di uno sport perché è diventato normale per i giovani atleti specializzarsi in un singolo sport in giovane età. Se questa maggiore enfasi sulla specializzazione sportiva è in alcuni casi necessaria come in sport come la ginnastica (dove il picco di performance è precedente alla pubertà), ha portato in generale ad un aumento degli infortuni da sovraccarico sportivo di cui stiamo parlando. É intuitivo come la specializzazione sportiva produca un amento del carico e delle sollecitazione di alcune strutture (ancora immature) rispetto ad altre. Ma è stato anche dimostrato che atleti a maggiore specializzazione avevano maggiore rischio di infortunio da sovraccarico e che ritardare la specializzazione fino all’adolescenza sembra aumentare le possibilità di realizzare gli obiettivi sportivi, riducendo il rischio di infortunio.

Un’altra conseguenza della specializzazione precoce è l’aumento dei carichi di allenamento il cui eccesso è, come detto, la causa scatenante gli infortuni da sovraccarico. Anche in questo caso la letteratura ci viene in soccorso e ci indica che per prevenire gli infortuni da overuse è raccomandato:

  • effettuare brevi periodi di stop dagli allenamenti
  • non superare i 5 allenamenti settimanali
  • effettuare dai 2 ai 4 mesi di riposo consecutivo dall’attività sportiva.

Un’altra indicazione importante per evitare infortuni di questo tipo è quella di evitare gli allenamenti o ridurne l’intensità quando il bambino avverte sensazione di fatica.

Il trattamento delle patologie consiste in una prima fase in una riduzione del carico sull’articolazione interessata, seguita da un programma riabilitativo che ha come obiettivo il recupero della forza muscolare , il miglioramento della flessibilità muscolare e del controllo neuro-muscolare ed il recupero della resistenza al gesto sport-specifico in modo da ridurre al minimo il rischio di re-infortunio. Il fisioterapista utilizza quindi esercizi di allungamento muscolare sia statico che dinamico ed esercizi di rinforzo dei gruppi muscolari deficitari che siano il più possibile vicini al gesto sportivo.

Il ritorno allo sport avviene generalmente tra le 4 e le 6 settimane ma in molti casi può arrivare fino a 3/5 mesi se i sintomi della sindrome da overuse persistono.

Considerando i fattori di rischio di cui abbiamo parlato, le patologie da sovraccarico sportivo potrebbero essere prevenute con un regolare monitoraggio e trattamento del giovane atleta considerandone la fase di crescita, le caratteristiche fisiche (come la flessibilità, la forza e gli eventuali squilibri) il volume di allenamento.

In conclusione come professionisti sanitari dobbiamo incoraggiare la partecipazione dei giovani alle attività sportive per tutte le ricadute positive che lo sport ha sui giovani ma allo stesso tempo li dobbiamo guidare ed educare alla prevenzione degli infortuni da sovraccarico, in modo che lo sport rimanga una piacevole attività a cui il bambino o l’adolescente non vede l’ora di prendere parte.

Matteo Bertagna Fisioterapista, OMT

  • Fisioterapista OMT (Orthopaedic Manipulative Physical Therapist)
  • Graston Tecnique® Provider
  • Riabilitazione ortopedica in età pediatrica
Matteo Bertagna
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